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Paolo Giuseppe Bertotti ha vissuto gli ultimi anni di una vita intensa a Casalino. Imprenditore noto a Trento negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, impegnato nei movimenti politici in un periodo oscuro per la società italiana, sicuramente disposto a mettersi in gioco e a conoscenza di aspetti inquietanti, pronto ad agire sempre a fin di bene. Così come era attivo nelle attività benefiche dell'Opera Diocesana Istituto San Vincenzo a Trento che, fondata nel 1901 da Monsignor Luigi Casanova, è una realtà storica dedicata al sostegno di circa 300 persone, prevalentemente bambini e adolescenti con disabilità psichiche.

L’eclettismo di Paolo si è spinto anche oltre: ne è prova la passione per il volo, praticato fino al sopraggiungere della malattia che lo ha portato via il 15 gennaio scorso. 

L’attenzione per gli altri non era facilmente ‘leggibile’. Bertotti la celava dietro la sua ritrosia, il suo essere sempre sagace e caustico, avendo creato la maschera di uno che non si interessava a nulla.

Eppure non era così. Basterebbe ricordare la sua competenza, un esempio interessante nel nostro tempo, dove conta apparire, parlare, in cui la realtà passa in secondo piano rispetto all’apparenza.

Paolo si era avvicinato alla nostra scuola da tempo: la sua passione per la vita lo rendeva curioso verso le cose belle e, saggiamente consapevole che il tempo di un uomo anziano e malato non è infinito, voleva condividere qualcosa di suo, per così dire ‘passare il testimone’ ai giovani. Perché, al di là del suo pessimismo ostentatamente teatrale, il vero Paolo Bertotti aveva grande fiducia in loro.

Era diventato un collezionista di arte, tanto antica che contemporanea, con un interesse profondo soprattutto per le pratiche artistiche attuali e in corso; per i linguaggi più innovativi della scena locale e internazionale. La sua collezione è nata da una ricerca attenta e personale, guidata dalla curiosità, dal dialogo con artisti e curatori e dal desiderio di sostenere la sperimentazione e la ricerca visiva.

Nel tempo ha sviluppato un percorso che attraversa diverse epoche — tra pittura e scultura, oggetti di design, installazioni e ready made — privilegiando opere capaci di riflettere il presente e di aprire nuove prospettive culturali. 

Attivo nel circuito dell’arte, con la nostra scuola recentemente aveva organizzato un incontro, a cui aveva partecipato anche il ceramista perginese Gianni Anderle, con lo scopo di contribuire alla diffusione e alla valorizzazione dell’arte contemporanea tra gli studenti. Un altro appuntamento, accanto alla pittrice e restauratrice roveretana Francesca Maffei, non ha potuto essere soddisfatto.

Alcuni tra noi lo conoscevano meglio: Claudia Zanei, Giuliano Pantano, Paolo Zammatteo. Alcuni lo hanno incontrato; gli studenti che avevano partecipato in quell’occasione gli premevano particolarmente.

Vogliamo qui manifestare il nostro ricordo, con rispetto e riconoscenza, per una persona generosa.

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